Oltre ai seminari ...

Oltre ai vari corsi Valter Bredeon Seminars  organizza anche diversi progetti per dare la possibilità ai partecipanti di prepararsi al meglio per il loro futuro con un occhio di riguardo al pianeta su cui viviamo.

Progetto Alimentazione Consapevole

Flexitarian Diet -                     La Dieta Flessibile

Si diventa vegetariani per molte ragioni, tra cui la salute, le convinzioni religiose, le preoccupazioni per il benessere degli animali o l’uso di antibiotici e altri farmaci negli allevamenti, o per il desiderio di mangiare in modo da evitare l’uso eccessivo delle risorse ambientali. Ci sono poi alcune persone, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, che seguono una dieta vegetariana perché non possono permettersi di mangiare carne.

Una dieta vegetariana ben pianificata contenente ortaggi, frutta, cereali integrali, legumi, frutta in guscio e semi può fornire una nutrizione adeguata. Le diete vegetariane sono prive di alimenti carnei (come carne bovina o suina, pollame, selvaggina, frutti di mare e loro prodotti). Il vegetarianesimo viene praticato in modo diverso. Ecco una lista delle più comuni pratiche vegetariane, dalle più alle meno restrittive:

 

• Fruttariani - Mangiano esclusivamente alimenti di origine vegetale per lo più crudi.

• Vegani - Mangiano esclusivamente alimenti di origine vegetale, come frutta, frutta in guscio, ortaggi, legumi e cereali.

• Lacto-Vegetariani - Mangiano alimenti di origine vegetale, latte e suoi derivati.

• Lacto-Ovo-Vegetariani - Mangiano alimenti di origine vegetale, latte e suoi derivati e uova.

• Pesco-Vegetariani - Mangiano alimenti di origine vegetale, latte e suoi derivati, uova e pesce.

• Parzialmente-Vegetariani - Mangiano tutti gli alimenti ad esclusione della carne rossa.

 

La varietà dell’essere vegetariano è veramente ampia. Alcune persone si considerano vegetariani, ma mangiano regolarmente pollame e pesce. Altri evitano solo la carne, ma consumano uova, latte e formaggio liberamente. Altri ancora evitano rigorosamente tutti i prodotti di origine animale, compresi il latte e le uova, e anche sottoprodotti come caramelle o dolci fatti con gelatina. Un tipo di dieta “vegetariano” che riceve notevolmente l’attenzione dei media recentemente è la Dieta flexitaria: i flessitivi sono considerati semivegetariani perché mangiano prevalentemente alimenti vegetali, uova e latticini, ma occasionalmente mangiano carne rossa, pollame e/o pesce. Un’alimentazione quindi che privilegia il cibo di origine vegetale, ma supera le restrizioni della dieta vegetariana avvicinandosi molto più al modello mediterraneo, mettendo al centro della propria alimentazione i vegetali, come frutta e ortaggi freschi, aggiungendo cereali integrali, legumi, semi oleosi, uova e latticini e un 10% delle calorie riservato a carne e pesce.

La dieta vegetariana presenta molti vantaggi per la salute, ma non soddisfa i desideri e le esigenze di tutti. La soluzione è la Flexitarian diet: un regime alimentare che, mettendo al centro i vegetali, offre tutti i benefici di uno stile di vita vegetariano senza eliminare del tutto le proteine animali. La Flexitarian prevede un elevato consumo di verdura e frutta (40% del fabbisogno), oltre a cereali integrali (20%), legumi (15%), semi oleosi (5%), uova e latticini (10%), con un 10% di ''spazio flexi'', riservato a carne e pesce. E c'è posto anche per i comfort food, importantissimi per la 'nutrizione emozionale'.

Il volume propone 10 piani alimentari settimanali adatti a 10 stili di vita differenti, per chi lavora o studia in casa, per chi ha orari irregolari o notturni, per chi è sempre in viaggio o per chi deve gestire una famiglia, oltre a 1 piano alimentare per perdere peso. La Flexitarian è la versione moderna della dieta mediterranea: non una dieta temporanea ma un vero e proprio stile alimentare, equilibrato e adatto a tutti, per preservare il benessere senza rinunciare ai piaceri della tavola.

 

Una dieta semi-vegetariana è la cosa migliore che possiamo fare per il nostro corpo

 

O almeno questo è ciò che afferma Dawn Jackson Blanter nel suo libro “The Flexitarian Diet: The Mostly Vegetarian Way to Lose Weight, Be Healthier, Prevent Disease, and Add Years to Your Life.” (La dieta flexitariana: la via per lo più vegetariana per perdere peso, vivere in maniera più salutare, prevenire malattie ed aggiungere ulteriori anni alla propria vita). La dieta vegetariana porta certamente a molti benefici per la salute, ma nutrirsi di sole verdure non rispecchia il volere di molti. Dawn ritiene che la soluzione sia diventare dei vegetariani flessibili, alias flexitariani. I flexitariani sono quelle persone che si nutrono principalmente in maniera vegetariana, che però sono abbastanza flessibili da includere anche della carne rossa, bianca e del pesce alla propria dieta. Questo tipo di alimentazione viene presentata come un modo realistico e delizioso di mangiare più verdure. Il flexitarianismo è una sorta di lifestyle casual vegetariano, abbastanza flessibile da includere piatti o cibi preferiti.

 

Lucia Bacciottini - Marta Colombo Traxler - Giunti Demetra

Precauzioni per non incorrere in carenze nutrizionali con una dieta vegetariana

 

 

Anche se una dieta vegetariana può essere salutare, presenta anche molte sfide. Limitando il consumo di carne e prodotti lattiero-caseari si può facilmente incorrere in carenze nutrizionali, soprattutto per le persone che adottano una dieta vegana, macrobiotica o fruttariana.

 

I vegetariani che consumano prodotti lattiero-caseari e/o uova ottengono le sostanze nutritive più facilmente. Ma se si sceglie di seguire una dieta vegetariana più restrittiva, è richiesto un impegno maggiore nelle scelte alimentari. L’alimentazione deve essere più variata per assicurare l’assunzione adeguata di tutti i nutrienti e bilanciata dal punto di vista energetico, per assicurare all’organismo energia a sufficienza per il metabolismo e il lavoro muscolare.

 

Un vegetariano può non soffrire di carenze alimentari se la sua dieta comprende quantità sufficienti di proteine, vitamine e minerali.

 

Le proteine sono uno strumento della crescita e del mantenimento dell’organismo. Sono formate dalla combinazione di 20 aminoacidi. Nove di questi non sono prodotti dall’organismo e devono essere assunti con la dieta. Sono chiamati essenziali. Le proteine animali (derivate dalla carne, dal pesce, dalle uova e dal latte), sono proteine di alta qualità perché contengono tutti gli aminoacidi essenziali e sono molto digeribili. Le proteine vegetali hanno generalmente una qualità inferiore, una digeribilità minore e mancano di alcuni aminoacidi essenziali. Le proteine della soia sono un’eccezione a questa regola, ma anche una dieta in cui si abbini spesso cereali e legumi (riso e piselli, pasta e fagioli, farro e ceci, orzo e lenticchie, ecc.) riesce a “creare” proteine complete.

 

La vitamina B12 si trova solo negli alimenti di origine animale; per i vegani è quindi generalmente consigliata una supplementazione in pillole soprattutto durante la crescita, la gravidanza e l’allattamento, fasi in cui alcuni specialisti suggeriscono di abbandonare i regimi troppo restrittivi per salvaguardare la salute.

 

L’assunzione di ferro è generalmente bassa in tutti i vegetariani. È una carenza molto diffusa in tutte le società, sia industrializzate che in via di sviluppo, perché tutto il ferro necessario per svolgere le numerose funzioni di cui si occupa nell’organismo, viene introdotto con la dieta. Sebbene i vegetali, soprattutto legumi ed alcuni ortaggi, siano ricchi di ferro, l’assorbimento del ferro contenuto in essi è relativamente scarso. Può essere aumentando mangiando contestualmente durante il pasto alimenti contenenti vitamina C. La vitamina C promuove, infatti, l'assimilazione del ferro di origine vegetale, mentre sostanze come il tannino, contenuto nel te, le fibre e i fitati, contenuti per esempio nei legumi, la riducono. Condire sempre con succo di limone può essere una buona abitudine, come anche quella di aggiungere limone all’acqua che si beve.

 

Se non si consumano latte e formaggi potrebbero essere carenti nell’alimentazione dei vegetariani la vitamina D e il calcio, due nutrienti essenziali per le numerosissime funzioni che svolgono nell’organismo, in particolare per la salute delle ossa e la crescita. Il calcio è contenuto in quantità abbastanza elevate negli broccoli, ma può essere vantaggioso anche scegliere latti di soia arricchiti di questo minerale. Per la vitamina D è sufficiente esporre la pelle ai raggi solari, che rendono attiva tale vitamina.

dal sito findus.it

Articolo redatto dalla Dott.ssa Elisabetta Bernardi

Fondata sul principio che ci vogliono 21 giorni per creare o rompere un'abitudine, La dieta dei 22 giorni è un programma vegano che garantisce di perdere per sempre i chili in eccesso - fino a 11 in 22 giorni - e uno stile di vita che, si è dimostrato, aiuta a prevenire i tumori, abbassare il colesterolo, ridurre il rischio di cardiopatie, contrastare l'ipertensione e persino risolvere il diabete. Esperto di nutrizione e salute tra i più acclamati, Marco Borges ha trascorso anni aiutando un folto gruppo di star e atleti a cambiare in modo permanente il fisico e la vita, grazie ai suoi metodi innovativi. Celebrità come Beyoncé, Jay-Z, Jennifer Lopez, Pharrell Williams, Gloria Estefan e Shakira si sono rivolte a lui per ritrovare forma fisica ed energia. Oggi Borges ci rivela il suo programma, con tutti i principi fondamentali e le indicazioni pratiche che permettono di passare a una dieta a base di vegetali. Nel libro troverete strategie di motivazione, informazioni scientifiche, consigli utili per non perdere la retta via, gustose ricette e un dettagliato piano di pasti semplice da seguire. Resetterete mente e corpo, ottenendo impressionanti benefici a cui non vorrete mai più rinunciare.

 

Marco Borges - La Dieta dei 22 Giorni - Sperling & Kupfer

Cosa accade negli allevamenti e nei macelli del nostro Paese? È veramente sicuro ciò che mangiamo? In un'inchiesta sull'industria italiana della carne e dei formaggi dell'eccellenza "Made in Italy", Giulia Innocenzi affianca animalisti, veterinari e allevatori per svelare un mondo oscuro in cui gli animali sopravvivono a malapena in spazi microscopici, sporchi, senz'aria; costretti a vere e proprie torture, malati e imbottiti di antibiotici che finiscono sulle nostre tavole. È giunto il momento di porsi delle domande sulle procedure che l'industria chiama "di processo", ma che secondo tutti gli studi scientifici finiranno per ucciderci. Come possiamo mangiare tranquilli sapendo che tutto ciò ci si ritorce contro, con crisi sanitarie occultate di continuo? Qual è il costo dei nostri piatti? Possiamo scegliere di aprire gli occhi, e cambiare le nostre abitudini alimentari. Perché mangiare con consapevolezza può salvare la nostra vita. E il nostro mondo.

 

Giulia Innocenzi - Tritacarne - Rizzoli

 

 

 

 

 

Pasta e zuccheri nemici del cervello

 

 

Negli anni ’80, grazie ad alcune riuscite campagne pubblicitarie, si è diffusa l’idea che lo zucchero fosse un alimento imprescindibile per la salute e per il cervello. Questo concetto si sta letteralmente disgregando alla luce di nuovi studi che sembrano indicare un ruolo causativo degli zuccheri nello sviluppo di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Ne parliamo con la dr.ssa Debora Rasio, dirigente medico presso l’Ospedale Sant’Andrea di Roma che cura per noi la rubrica dedicata all’alimentazione secondo natura.

 

Davvero il potere del marketing è straordinario nel convincerci a considerare sostanze prive di virtù o addirittura tossiche, come desiderabili e benefiche.

Quello dello zucchero è un classico esempio. Un’idea vincente quella di associarlo alla vita e al cervello; peccato che le cose, in realtà non stiano proprio così.

Una dieta ricca in carboidrati, infatti, aumenta di quasi 4 volte il rischio di sviluppare deficit cognitivo, e il pericolo è ancora più elevato se si consumano zuccheri o dolci.

 

Questi i risultati di uno studio, pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease, condotto su  1230 individui di età compresa fra 70 e 89 anni, sottoposti a diversi test per la valutazione delle funzioni cognitive. Nei 4 anni di durata dello studio, i partecipanti che mangiavano più carboidrati avevano 3.6 volte il rischio di sviluppare deficit della memoria, del linguaggio, del pensiero e della capacità di giudicare. Al contrario, quelli le cui diete erano più ricche in grassi o proteine avevano un rischio ridotto del 42 e del 21 percento, rispettivamente, di andare incontro a decadimento cognitivo.

La ragione per cui i carboidrati fanno male al cervello è che, se presenti in eccesso, stimolano troppo l’insulina inducendo insulino-resistenza, ovvero una ridotta sensibilità delle cellule al segnale dell’ormone in grado di far entrare il glucosio nelle cellule. In presenza di insulino-resistenza i neuroni si trovano in deficit di glucosio, una mancanza di energia che li porta a funzionare meno correttamente e ad accumulare difetti.

 

Nello studio, un elevato consumo di acidi grassi mono-insaturi (presenti nell’olio di oliva) e poli-insaturi (presenti nel pesce e nella frutta oleosa) si associa invece ad una riduzione del rischio di declino cognitivo negli anziani.

La composizione della dieta è importante per la salute del cervello: l’eccesso di carboidrati e il deficit di grassi impatta in maniera sfavorevole il funzionamento dei nostri neuroni predisponendoci a deficit cognitivo in età avanzata.

Sappiamo che chi soffre di diabete di tipo 2 ha un rischio raddoppiato di ammalarsi di Alzheimer o di sviluppare altre forme di demenza, e sempre più l’insulino-resistenza risulta coinvolta nella genesi delle malattie neurodegenerative. Non a caso diversi ricercatori hanno coniato per la malattia di Alzheimer il termine “diabete di tipo 3”.

 

Un altro studio, condotto da Agrawal e colleghi, ha valutato l’impatto della dieta sull’apprendimento e sulla memoria. I topi nutriti con un’alimentazione ricca in fruttosio e povera in acidi grassi omega-3 mostrano in breve tempo decadimento della memoria e dell’apprendimento. Da notare che questi deficit sono proporzionali all’intensità dell’insulino-resistenza. Il cervello abbonda di recettori per l’insulina, particolarmente nelle aree coinvolte nei processi cognitivi quali ad esempio l’ippocampo. I ricercatori hanno dimostrato che troppi zuccheri e pochi omega-3 distruggono il signalling dell’insulina nei neuroni ippocampali, con compromissione delle performance cognitive degli animali. Non dimentichiamo poi che l’insulina è un vasodilatatore, in grado di aumentare il flusso di sangue, ovvero di glucosio, a muscoli, cervello e altri tessuti. Questa funzione vasodilatatoria è ridotta in presenza di insulino-resistenza.

Ancora non sono completamente chiariti i molteplici meccanismi attraverso cui l’eccesso di zucchero è in grado di danneggiare il nostro cervello. Nel frattempo però, abbiamo sufficienti dati per preoccuparci del dilagare di un’alimentazione abbondante in farine raffinate e zuccheri, in grado di compromettere non solo la nostra salute mentale, ma anche quella dei nostri bambini.

 

Fonti

Relative intake of macronutrients impacts risk of mild cognitive impairment or dementia. Roberts RO, et al. J Alzheimers Dis. 2012;32(2):329-39.

Hyperglycemia modulates extracellular amyloid-β concentrations and neuronal activity in vivo. Stanley M, et al. J Clin Investig. 2015, 1;125(6):2463-7.

‘Metabolic syndrome’ in the brain: deficiency in omega-3 fatty acid exacerbates dysfunctions in insulin receptor signalling and cognition. Agrawal R, et al. J Physiol. 2012;590:2485–2499.

Dottoressa Debora Rasio

         Nutrizionista presso l’ospedale Sant’Andrea

Università di Roma La Sapienza

dal sito PleinAir.it

Seminari sull'

Insegnamento di

G. I. Gurdjieff  e

P. D. Ouspensky

Stampa Stampa | Mappa del sito Consiglia questa pagina Consiglia questa pagina
© Valter Bredeon Seminars - Partita IVA: 02172750305