Training sulla QUARTA VIA - L'Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky

Gurdjieff: In verità, soltanto l’uomo che possieda i quattro corpi completamente sviluppati può essere chiamato Uomo nel pieno senso della parola. Così, l’uomo compiuto possiede numerose proprietà che l’uomo ordinario non possiede. Una di queste proprietà è l’immortalità. Tutte le religioni e tutti gli insegnamenti antichi contengono l’idea che con l’acquisizione del quarto corpo l’uomo acquista l’immortalità; e tutte indicano delle vie per acquisire il quarto corpo, ossia l’immortalità.

In relazione a ciò, alcuni insegnamenti paragonano l’uomo ad una casa di quattro stanze. L’uomo vive in una sola, la più piccola e la più povera di tutte, senza supporre minimamente, fino a quando non glielo si dice, l’esistenza delle altre, che sono piene di tesori. Quando egli ne sente parlare, incomincia a cercare le chiavi di queste stanze, e specialmente della quarta, la più importante. E quando un uomo ha trovato il mezzo di penetrarvi, diventa realmente il padrone della sua casa, perchè è soltanto allora che la casa gli appartiene completamente e per sempre.

 

da: "Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto" di P.D. Ouspensky

Frammenti di un insegnamento sconosciuto è la testimonianza di otto anni di lavoro (dal 1915 al 1923) di Piotr Demianovich Ouspensky, filosofo russo come discepolo del mistico armeno Georges Ivanovic Gurdjieff. Comunemente riconosciuta come la più completa esposizione del Sistema di Gurdjieff, quest'opera è considerata fondamentale da molti seguaci contemporanei della Quarta Via, che la utilizzano spesso per introdurre i nuovi studenti alle idee di Gurdjieff.

 

Titolo: "Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto"

Autore: P.D. Ouspensky

Casa Editrice: Astrolabio

Pëtr Demianovič Ouspensky o Uspensky o Uspenskij in russo: Пётр Демьянович Успенский (Mosca, 5 marzo 1878 – Lyne Place, 2 ottobre 1947) è stato un filosofo russo. Il suo pensiero combina la personale vocazione mistica alla riflessione analitica e psicologica. Nel periodo moscovita scrisse per numerosi giornali; fu particolarmente interessato all’idea della quarta dimensione (il Tempo). Ebbe rapporti con l'esoterista greco armeno Georges Ivanovich Gurdjieff.

A 18 anni Pëtr Demianovič Ouspensky sentì la necessità di raggiungere "la Grande Conoscenza", quale scopo della sua vita; iniziò a scrivere e a viaggiare in Russia, in Oriente e in Europa. Nel 1907 scoprì la teosofia. Al riguardo, scrisse:


« Produsse in me una forte impressione anche se, vedendo la sua parte debole, mi resi conto che non aveva futuro, ma mi aprì le porte ad un nuovo grande mondo. Scoprii le idee dell’esoterismo e ricevetti un impulso per lo studio delle dimensioni superiori. »


Si trasferì da Mosca a San Pietroburgo nel 1909 dove si dedicò allo studio dei tarocchi della letteratura indù e all’idea del superomismo, su cui diede letture pubbliche. Un saggio sui tarocchi fu pubblicato nel 1913, ma in questo periodo il maggior lavoro di Ouspensky fu la stesura del Tertium Organum, pubblicato nel 1912. Si reco' a Ceylon e in India, dove trovò scuole molto interessanti, ma che non possedevano ciò che lui cercava. Agli esordi della Prima guerra mondiale - le sue ricerche furono interrotte nell’agosto del 1913 - fece ritorno a San Pietroburgo nel novembre del 1914 e nel 1915 diede pubbliche letture dei suoi viaggi in India e Ceylon. Alle sue letture su Il problema della morte e In cerca del miracoloso accorrevano di frequente numerose persone. Ripeté le letture a Mosca, dove due persone dell’audience gli dissero che facevano parte di un gruppo impiegato in ricerche sotto la guida di Gurdjieff. Descrive e racconta il suo incontro con il mistico coevo in Frammenti di un insegnamento sconosciuto, tradotto in Italiano da Henri Thomasson.

Prima di entrare nel gruppo di Gurdjieff, Ouspensky chiarì che, nella sua veste di scrittore, avrebbe voluto essere lasciato libero di decidere cosa scrivere e cosa non scrivere: non avrebbe promesso di mantenere il segreto delle idee che avrebbe imparato da Gurdjieff. Avendo inoltre lavorato per molti anni su idee esoteriche, vedeva molto difficile separare ciò che Gurdjieff insegnava da ciò che già sapeva: secondo l'accordo dunque, Ouspensky non avrebbe scritto ciò che non comprendeva.

In genere l'uomo ha soltanto desideri, e ciò che chiamiamo una volontà forte o debole non è altro che la permanenza più o meno forte dei nostri desideri. La volontà autentica è un potere derivato non tanto dai vari desideri, di regola contraddittori, appartenenti ai diversi "io", ma derivato dalla coscienza e governato da un io unico e permanente. Soltanto questa volontà agisce e trasforma ... può essere definita libera, perché è indipendente dal caso e non può essere modificata o diretta dall'esterno.                                 

                                               G.I. Gurdjieff

"Desideriamo vivere, essere nella vita. Dal momento in cui veniamo al mondo, qualcosa dentro in noi cerca di affermarsi nel mondo esterno. Voglio essere ascoltato e guardato, voglio divorare il mondo. [...] Ma ben presto incontro la resistenza del mondo, e l'impulso di base dell'autoaffermazione deve tener conto della presenza degli altri. [...]
Desidero vivere, sono in accordo con la vita. Faccio qualsiasi cosa per vivere e questa stessa forza mantiene in vita il mio corpo. Desidero avere o fare qualcosa e quando compare il desiderio c'è anche la forza. che mi spinge verso la manifestazione. In tutta la mia vita, qualsiasi cosa io faccia, cerco di affermare questa forza. Non c'è azione, per quanto piccola, che non sia un'affermazione. Se parlo a qualcuno o scrivo una lettera, affermo questa forza, affermo la mia intelligenza. Anche se semplicemente guardo qualcuno, sto usando questa forza; se appendo il cappotto, è sempre lei. Dietro questa forza sfrenata c'è sicuramente qualcosa di vero. Questa forza che è in me è irrefrenabile. [...] Credo di star affermando me stesso, mi identifico con questa forza. E tuttavia, anche se è in me, questa forza non è mia. E nell'affermarla come mia, non mi accorgo che mi separo da essa. Nel volermi attribuire il suo potere, arresto la sua azione; mi creo un mondo interno che viene privato dell'azione di questa forza vitale. Il mio senso dell'io, del sé, è pesante e inerte.
Dobbiamo riuscire a vedere il nostro infantilismo nel relazionarci alla forza vitale: ne desideriamo sempre di più. Il bambino vuole avere, l'adulto vuole essere. Il desiderio costante di 'avere' crea paura e bisogno di rassicurazione. Dobbiamo sviluppare un'attenzione al nostro interno che possa mettere in relazione tutti noi stessi con una forza superiore.

 

Jeanne de Salzmann

Molto spesso i suoi scopi sono impossibili, inaccessibili, ma l’essere umano non lo vede e fa continuamente degli sforzi. Quando un gruppo di problemi è passato, ne subentra un altro. La macchina umana deve funzionare senza fermarsi.

Ma se si sente che tra un mese si morirà, e ci si pensa! Proprio tra un mese! Cosa resterà allora di ciò che costituisce la nostra giornata? Tutto ciò che si possiede perde il suo senso e tutto ciò che si fa non serve a niente. E il giornale col caffè al mattino, e i saluti gentili del vicino sulla scala, e il lavoro, e gli oggetti, e il teatro alla sera, e il riposo e il sonno, per cosa tutto questo?

E anche se la morte non deve arrivare che tra un anno o due? In ogni caso, queste cose non avranno più il senso che si è sempre dato loro.

Allora nasce una domanda: se è così, perché vivere?

E’ lì la risposta: non perché la tua vita ti appartiene, ma perché qualcuno ha bisogno della tua vita: chi la ama teneramente, chi se ne preoccupa perché sia almeno sopportabile.

Noi curiamo la vita dei nostri montoni e dei nostri maiali. Facendo così agiamo per il loro interesse? No, offriamo loro una vita felice e confortevole perché, una volta abbattuti, ci diano della buona carne bella grassa. Nello stesso modo probabilmente, qualcuno ha bisogno che si viva, che non si vedano cose orribili e che non ci si impicchi, ma anzi che si viva a lungo perché chi ha bisogno di noi ci sgozzi molto dolcemente.

Non vedere, non sentire la realtà così com’è, questa è la forma principale della nostra schiavitù.

Subiamo molti tipi di schiavitù, ma questo è il primo e il più importante.

E’ la legge della natura. Sono i grandi che hanno bisogno dell’esistenza dell’umanità e di tutto ciò che è vivente. Esiste nella vita uno scopo importante che giustifica la sua ragione d’essere. Noi dobbiamo servire come schiavi, è il nostro destino.

Ma nello stesso tempo la natura ha permesso, ha previsto una possibilità per noi, ma non  per tutti, di abolire questa schiavitù. Questa abolizione è la prima liberazione.

G.I. Gurdjieff

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