VALTER BREDEON si presenta

Trainer nel campo dello Sviluppo del Potenziale Umano. Da molti anni si occupa di tecniche mentali finalizzate al rilassamento e gestione dello stress, psicologia energetica, connessione mente/corpo, mindfulness, evoluzione interiore. Da sempre interessato al pensiero dell'esoterista G.I. Gurdjieff e del suo allievo P.D. Ouspensky. Ha studiato negli ultimi quindici anni il sistema esoterico taoista e la pratica del Qi Gong con svariati maestri cinesi. Nella sua trentennale esperienza ha posto molta attenzione all'aspetto pratico della PSICOCIBERNETICA APPLICATA.

Per VALTER BREDEON, insegnare non significa soltanto trasmettere conoscenze, nozioni e concetti. Per noi è fondamentale scoprire e promuovere le potenzialità di ogni singolo partecipante ai nostri eventi.

La nostra filosofia di Lavoro su di sé

  • L'Essere Umano possiede un potenziale enorme di cui non è a conoscenza, e di conseguenza lo usa in modo irrisorio, identificato com'è con le sue limitate percezioni sensoriali e con i suoi contenuti interni.
  • La scoperta di questo potenziale è quindi l'inizio del suo percorso di crescita personale. Detta crescita ha inizio con un controllo ed armonizzazione del suoi contenuti mentali.
  • Solo le cose che vengono prima capite e poi comprese in prima persona, quindi non il credere passivo o fideista, hanno il potere di trasformare lo stato di coscienza e di conseguenza i vari livelli energetici che compongono l'essere umano.
  • In breve: incoraggiamo lo sviluppo della vera personalità e la crescita psicologica dei nostri partecipanti, indicando la strada verso principi quali l'Autodeterminazione, lo Sviluppo Interiore e l'Autostima. Essere più consapevoli.



La mente si forgia con l'abitudine e prospera coi pensieri prevalenti con cui la alimentiamo. Grazie alla forza di volontà, è possibile disincentivare la presenza di alcuni sentimenti e incentivare la presenza di altri. Con uno sforzo di volontà, non è difficile controllare la propria mente. Il controllo è una questione di consuetudine, di tenacia nell'applicazione. Il segreto sta nel capire il processo di sublimazione. Ogniqualvolta la mente si fa dominare da emozioni nocive, è possibile trasformarle in positive cambiando la natura dei nostri pensieri.

 

Napoleon Hill 

(1883/1970)

Sentirsi bene, sentirsi in armonia con noi stessi e con il mondo che ci circonda, comprendere l'importanza di una sana alimentazione ma non solo, comprendere anche l'enorme valore di usare in modo costruttivo il potenziale della nostra mente. Superare le condizioni limitanti e gli atteggiamenti psicologici portatori di emozioni negative e di stati mentali confusi.

Liberarsi dai luoghi comuni e impostare una vita fatta di stili personali consoni alla salute, al rispetto di sé stessi, dell'ambiente dove si vive e del nostro prossimo.

Questo è lo scopo del nostro insegnamento!

Psicosomatica: considerare mente e corpo come un’unica entità.

 

Oggi si parla spesso di psicosomatica, disturbi psicosomatici e degli effetti dello stress e dell’ansia sulla salute fisica. È ad esempio assodato che alcuni disturbi fisici (come l’eczema, la psoriasi, l’ulcera gastrica e l’ipertensione) tendono ad essere più gravi se associati a determinati fattori psicologici negativi, come appunto alti livelli di ansia. Tuttavia non è sempre chiaro, ai non addetti ai lavori, come mai i nostri stati d’animo e le nostre emozioni possano influire sul corpo e sull’espressione di determinati disturbi. Ai casi estremi troviamo addirittura scetticismo circa la possibilità che la mente possa influenzare il corpo. Confusione e scetticismo sono in buona parte dovuti al modo in cui (per secoli) è stato concepito l’essere umano nella società occidentale. Da Cartesio in poi, infatti, l’uomo è stato “suddiviso” in due realtà distinte: il corpo e la mente. Mentre il corpo ha a che fare con la realtà fisica tangibile, la mente ha a che fare con la realtà psichica.
Da diversi anni, però, le ricerche in psicologia e nel campo delle neuroscienze hanno fondamentalmente smentito questa suddivisione. Oggi suddividere la mente dal corpo è un’operazione scorretta dal punto di vista scientifico, dal momento che si è scoperto che la mente è già corpo, influenza il corpo e a sua volta ne è influenzata. In poche parole, più che mente e corpo, è utile pensare all’uomo come all’insieme globale delle due componenti, le quali si influenzano a vicenda. Ma come interagiscono mente e corpo? La risposta esaustiva a questa domanda sarebbe ovviamente troppo lunga per essere trattata in un articolo di blog. Possiamo però fare un paio di esempi di interazione mente-corpo provenienti dagli studi in psicosomatica.

 

Gli effetti corporei della rabbia

 

Un numero piuttosto consistente di studi ha riscontrato che le persone tendenzialmente inclini a sperimentare vissuti di rabbia e ostilità hanno una probabilità maggiore di sviluppare disturbi cardiaci. Uno studio pubblicato nel 2000 sulla rivista Circulation, effettuato su 12986 individui di mezz’età, ha rilevato che i soggetti che manifestavano la rabbia in maniera più intensa avevano una probabilità due volte maggiore di sviluppare malattie coronariche e tre volte maggiore di sviluppare infarti, rispetto ai soggetti con una manifestazione più moderata della rabbia. Nel 2009 è stata pubblicata sul Journal of the America College of Cardiology una sintesi di 44 ricerche effettuate in questo campo. I risultati indicavano che i soggetti che mostravano rabbia cronica avevano un rischio di sviluppare problemi cardiaci maggiore del 19% rispetto ai soggetti non particolarmente inclini a sperimentare quest’emozione. I ricercatori ritengono che la rabbia produca effetti negativi sul corpo aumentando le risposte attacco-o-fuga e stimolando l’asse dello stress (definito asse ipotalamo-ipofisi-surrene), il quale produrrà una serie di effetti neurochimici a cascata. In altre parole, la rabbia intensa e prolungata stimola in maniera eccessiva le aree del corpo che normalmente ci aiutano a fronteggiare i brevi momenti di crisi. La risposta di stress, infatti, è benefica se momentanea, ma diviene dannosa per l’organismo se persiste nel tempo, dal momento che una concentrazione eccessiva degli ormoni dello stress velocizza il processo di aterosclerosi. È stata infatti riscontrata un’alta concentrazione di CRP (una sostanza collegata all’aterosclerosi e al rischio di futuri infarti) nei soggetti particolarmente inclini alla rabbia, all’ostilità e alla depressione. Ovviamente da queste ricerche non si evince che provare rabbia fa male. La rabbia è un’emozione umana tra le più primitive e in molti casi è funzionale. Essa diventa disfunzionale quando è pervasiva dell’intera vita emotiva della persona, quando è cronica e non più legata a specifiche situazioni di vita ma diffusa.

 

L’impatto dello stress sul sistema immunitario

 

Lo stress di breve durata redistribuisce le cellule nel flusso sanguigno risultando utile all’organismo. È quando lo stress dura per giorni che le cose cambiano. Lo stress cronico influisce negativamente sul sistema immunitario, diminuendo il numero di linfociti e aumentando la probabilità di contrarre patologie varie, a seconda anche del proprio stile di vita personale. In uno studio del 2002, Miller, Cohen, e Ritchey hanno riscontrato che lo stress psicologico cronico riduceva la secrezione da parte del sistema immunitario di ormoni normalmente utilizzati per combattere la risposta infiammatoria. Una ricerca effettuata nel 2008 da alcuni ricercatori dell’UCLA, la prestigiosa Università della California, ha scoperto che il cortisolo, il principale ormone dello stress, agisce su una tipologia di linfociti, ovvero le più importanti cellule del sistema immunitario, riducendone la loro capacità di continuare a dividersi e quindi di essere disponibili nell’organismo per proteggerlo da agenti nocivi. Questa risposta da parte dei linfociti è in genere associata ad una varietà di disturbi come l’HIV, l’osteoporosi, i disturbi cardiaci e i problemi legati all’invecchiamento. La psicosomatica ha individuato diversi disturbi che possono essere influenzati largamente dallo stress, e quindi dalla concentrazione di cortisolo nell’organismo. Lo stress, ad esempio: può peggiorare il diabete di tipo II, aumentando il livello di glucosio nel sangue; è un fattore comune in sindromi gastrointestinali quali il reflusso gastroesofageo e la sindrome del colon irritabile; alcuni studi su animali hanno rilevato che lo stress può peggiorare il decorso della malattia di Alzheimer, velocizzando la formazione di lesioni cerebrali; può aumentare la probabilità di sviluppare problemi cardiaci. Da tempo i ricercatori hanno identificato un insieme di tratti di personalità definiti nel complesso Personalità di Tipo A. Si tratta di soggetti altamente competitivi, autocritici, impazienti, tendenti alla rabbia e all’ostilità. Numerose ricerche hanno associato la personalità di tipo A a un aumento della probabilità di sviluppare problemi cardiaci; può aumentare gli effetti dell’invecchiamento di 9-17 anni, agendo direttamente sui cromosomi; lo stress conseguente a traumi (stress post-traumatico) è stato associato al rischio di contrarre una serie di patologie organiche, tra le quali i tumori. Ciò avviene aumentando i danni al DNA e alterando i meccanismi auto-riparatori del DNA stesso.

 

Non mente e corpo, ma mente-corpo

 

È chiaro quindi che oggi ha poco senso pensare alla mente e al corpo come due realtà distinte. Le emozioni, gli stati d’animo, lo stress, non sono concetti astratti ma neurotrasmettitori e ormoni che, circolando nell’organismo, influenzano a cascata il nostro sistema immunitario, la pressione sanguigna, il DNA, gli enzimi prodotti, etc. Risulta chiaro, quindi, che prendersi cura della propria salute psicologica non avrà un effetto soltanto sul nostro stato d’animo, ma in generale sul benessere globale della nostra persona. È questa la fondamentale lezione della psicosomatica. Come abbiamo visto, tra le varie conseguenze dello stress vi è anche l’alterazione del DNA e della sua capacità di auto-ripararsi, un fattore che può portare alla carcinogenesi cellulare e all’emergenza di altre patologie. Una recente ricerca pubblicata su Psychotherapy and Psychosomatics ha rilevato che il DNA danneggiato dallo stress post-traumatico veniva ripristinato dalla psicoterapia, così come i sintomi psicologici dello stress. Questa ricerca si unisce ad altri studi che, in maniera simile, hanno riscontrato un effetto della psicoterapia anche a livello molecolare e cellulare.

 

dott Andrea Epifani
 

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