A cosa serve la Psicocibernetica

L’obiettivo della Psicocibernetica è quello di sperimentare stati di rilassamento via via sempre più profondi, in modo che ci si possa sentire sollevati dalle tensioni quotidiane e che si possa ripristinare e mantenere l'equilibrio dei processi e degli stati fisiologici e psicologici, ogni qual volta l'organismo rilevi segnali di sovra-attivazione quali: sensazione soggettiva di ansia, tensione e rigidità muscolare, aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, affaticamento precoce, scarso controllo delle reazioni emotive, difficoltà di concentrazione/distraibilità, pensiero fisso negativo. 
Tale obiettivo sarà raggiunto attraverso un approccio che includerà sia il livello corporeo (canali sensoriali, sistema muscolare, sistema cardiocircolatorio, sistema respiratorio), sia a livello mentale (processi immaginativi).

Questi processi immaginativi nella Psicocibernetica prendono il nome di VISUALIZZAZIONE CREATIVA.

La visualizzazione creativa può essere considerato uno strumento tramite il quale possiamo ridisegnare la nostra vita in virtu' del fatto che una parte della nostra mente opera con perseveranza per un fine di benessere ed equilibrio per superare alcuni scogli presenti in una altra parte della nostra mente, agganciata a situazioni dolorose e a eventi infelici.

La visualizzazione creativa si è rivelata in più occasioni un ottimo metodo per realizzare obiettivi e desideri, per esplorare nuove realtà e rendere possibili i propri sogni e desideri. Si e' rivelata inoltre utile per apportare dei cambiamenti personali a comportamenti, credenze e retaggi del passato non più funzionali per il benessere personale.
Secondo Shakti Gawain, autrice del libro 'Il potere della visualizzazione creativa', l'universo è una sorta di grande campo di energia, nel quale la realtà non è altro che la manifestazione di energie che vibrano a intensità e frequenza diversa; il pensiero è "una forma di energia rapida, leggera, mobile", e per questo motivo "esso si manifesta istantaneamente, a differenza delle forme più dense di energia come la materia.
Nel Seminario Base di Psicocibernetica Applicata, il partecipante viene accompagnato passo, dopo passo a padroneggiare praticamente, questa sua risorsa interna.

Questo libro, semplice e coraggioso, indica la via per un cambiamento reale, unendo il pragmatismo occidentale con la saggezza delle pratiche di meditazione orientali. La visualizzazione è una tecnica alla portata di tutti, fondata sui poteri della nostra immaginazione.

 

Titolo: VISUALIZZAZIONE CREATIVA

Autore: Shakti Gawain

Casa Editrice: L'Età dell'Aquario Edizioni

Il rilassamento altera l' espressione genetica ed influisce sull' ipertensione

 

SCRITTO DA MICHELA ARRU | 22 MAGGIO 2013 

 

Gli effetti positivi delle tecniche di rilassamento - dalla meditazione allo yoga fino alla preghiera - sono legati a un aumento dell'espressione dei geni che presiedono alla produzione di insulina e di ATPasi mitocondriale, un enzima coinvolto nella generazione di energia, e nella contemporanea riduzione dell'espressione dei geni che modulano alcuni processi infiammatori che possono scatenare l'apoptosi e l'autofagocitosi cellulare, quindi la loro perdita.

 L'espressione dei geni coinvolti nella funzione immunitaria, nel metabolismo energetico e nella secrezione di insulina viene rapidamente alterata dalla risposta di rilassamento indotta nell'organismo da pratiche come lo yoga, la meditazione, il biofeedback e la preghiera. E' questa la conclusione di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Massachusetts General Hospital e Beth Israel Deaconess Medical Center della Harvard Medical School diretti da Herbert Benson e Towia Libermann, che firmano un articolo su “PloS ONE”.

Mentre la risposta fisiologica allo stress, che è correlata al comportamento “combatti o fuggi”, è stata oggetto di numerosissimi studi che ne hanno chiarito i meccanismi, i processi biologici e genetici coinvolti nella risposta fisiologica allo stato opposto, quello di rilassamento, sono ancora oltremodo oscuri, benché varie ricerche abbiano appurato che le pratiche che lo inducono possono avere effetti benefici su ipertensione, ansia, diabete e invecchiamento.


In questo studio i ricercatori si sono concentrati sul profilo temporale di espressione di circa 22.000 geni in un gruppo di 26 volontari senza alcuna esperienza nelle pratiche di rilassamento. Successivamente ai volontari è stato fatto seguire un corso per l'apprendimento di una delle diverse tecniche di rilassamento disponibili, per testarne quindi nuovamente il profilo di espressione genica subito prima e subito dopo una seduta di rilassamento. I dati raccolti sono stati infine confrontati anche con quelli - ottenuti in occasione di un'analoga seduta di rilassamento - relativi a un gruppo di persone che praticava da tempo tali tecniche.


Benson e colleghi hanno così scoperto che la risposta di rilassamento induce una sovraespressione dei geni che controllano l'enzima ATPasi e l'insulina, consentendo un aumento della produzione di energia da parte dei mitocondri - che permette alla cellula di far fronte con maggiore efficienza al fabbisogno sotto stress - e una parallela diminuzione della produzione di radicali liberi.


La risposta di rilassamento fa sì che lo stress ossidativo sia attenuato anche dalla sottoregolazione dei percorsi biomolecolari legati al fattore di trascrizione NF-κB (nuclear factor kappa-light-chain-enhancer of activated B cells), coinvolto nei processi infiammatori e nella risposta immunitaria. Ciò comporta una riduzione dei fenomeni di apoptosi (o morte cellulare programmata) e di autofagocitosi, che vengono innescati quando l'apparato mitocondriale della cellula entra in crisi.


Dallo studio emerge anche che, mentre gli effetti della risposta di rilassamento sono più marcati in chi pratica da maggior tempo le relative tecniche, questi effetti sono indipendenti dalla tecnica adottata, che si tratti di meditazione, yoga o preghiera.

Anche l' American Heart Association ha fatto luce, per la prima volta, sulle terapie complementari contro l' ipertensione, mostrando l' utilità delle pratiche di meditazione e di rilassamento. Robert Brook, professore di medicina all' università del Michingan, ha passato a setaccio 1000 studi clinici, tra il 2006 ed il 2011 relativi a pratiche comportamentali, pratiche non invasive ed esercizi fisici, giungendo a due conclusioni:

 

1) gli approcci alternativi non recano danni ai soggetti ipertesi

 

2) non tutte hanno la stessa efficacia

 

Ad esempio, è emerso che l' esercizio aerobico, ed in particolare, la camminata a passo veloce, rappresenta la tecnica più efficace per contrastare l' ipertensione e si tratta in genere di una tecnica molto raccomandata dai professionisti. Assieme agli esercizi fisici, le tecniche di meditazione e rilassamento aiutano a normalizzare il sistema simpatico, che solitamente è responsabile dell' innalzamento della pressione. Combinare entrambe le tecniche, secondo Brooke, permette di potenziare gli effetti sul soggetto.

 

 

Fonte: La stampa

La meditazione fa ringiovanire

 

Molteplici studi scientifici hanno confermato gli effetti positivi della meditazione e di tecniche consimili per quanto riguarda l’invecchiamento ed in certi casi il far ringiovanire i praticanti. Prima di tutto ricordiamo che col termine meditazione, qui stiamo indicando un ampio numero di tecniche durante le quali il praticante modifica l’attività cerebrale, rallentando l’attività del cervello stesso.

In termini pratici, ciò significa passare dallo stato di veglia attiva, in cui il cervello produce quelle onde definite Beta, ad uno stato in cui il cervello produce delle onde di frequenza minore (frequenza espressa in Hertz), portando la sua attività in quella fascia di onde definite alfa, teta, delta. 

Visto tutto ciò, col termine “meditazione”, si considera qualsiasi tipo di tecnica che produca l’effetto descritto, includendo in questo ambito delle tecniche quali il training autogeno, tecniche di rilassamento e soprattutto quelle tecniche ipnotiche ed auto-ipnotiche. Ma torniamo all’argomento che stiamo trattando.

La ricerca scientifica dimostra che anche un minimo impegno nell’utilizzo di tecniche meditative, può avere un grande effetto sulla condizione Mentale, Emozionale ed anche Fisica, del praticante. Ad esempio, è stato scoperto che i meditatori, come effetto secondario delle loro pratiche, presentano un aumento dell’ormone della crescita (normalmente definito DHEA), il quale è stato definito anche “ormone antinvecchiamento” ed il quale tende a decrescere col passare degli anni e l’aumentare dell’età.

In un esperimento, prodotto secondo i canoni rigorosamente scientifici, ad un gruppo di persone d’età superiore ai quarant’anni, vennero fatte esercitare delle pratiche meditative per 20 minuti al giorno e per la durata di tre mesi. Alla fine di questo periodo fu scoperto che, alla fine di questo periodo, avevano il 23% dell’ormone della crescita in più, rispetto al gruppo di controllo, (quelli che non avevano esercitato l’esercizio di meditazione).

 

È da notare un particolare piuttosto interessante: il gruppo considerato era formato soltanto da uomini.

Un gruppo simile, formato solo da donne, ebbe non solo risultati simili, ma addirittura molto maggiori, dimostrando un aumento del 47% nel DHEA. E qui va sottolineato che fra le varie funzioni di questo ormone, ci sono anche quelle di diminuire lo stress, aumentare la memoria, preservare la funzionalità sessuale ed, in qualche modo, l’osservare un certo controllo sul peso.

All’Università di Harvard, un altro studio ha dimostrato che la pratica regolare della meditazione, ha un impatto estremamente positivo sui Geni relativi all’invecchiamento. In questo studio, condotto su di un gruppo di individui che non avevano mai meditato prima, venne insegnato agli stessi come ottenere un livello di rilassamento basilare, utilizzando delle tecniche di respirazione e visualizzazione.

Dopo otto settimane fu riscontrato che questi esercizi avevano avuto un esito molto positivo su 1561 Geni. Erano stati attivati 874 Geni, con funzione antinvecchiamento, includendo fra questi quei Geni per la produzione di antiossidanti, conosciuti per il loro effetto di combattere i radicali liberi (una delle principali cause dell’invecchiamento); erano stati inibiti nella loro funzione 687 Geni relazionabili all’invecchiamento.


In un altro studio effettuato su meditatori che praticavano regolarmente da lungo tempo (da oltre 5 anni), dimostrò che costoro erano fisiologicamente più giovani di almeno 12 anni rispetto alla loro età anagrafica; questi concetti furono riscontrati su dati biologici come la pressione sanguigna, le capacità visive, uditive ed altri parametri standard.

Nello stesso studio venne riscontrato che dei meditatori novelli, ovvero quelli che avevano praticato la meditazione per un periodo non molto lungo, dimostravano fisicamente 5 anni di meno della loro età anagrafica. Altre ricerche approfondite sono state condotte ad Harvard, Yale ed al Massachusetts Institute of Thecnology, hanno dimostrato che nei meditatori le dimensioni del cervello aumentavano in determinate zone correlate al processare le informazioni sensoriali e nelle zone relative all’attenzione. Il risultato della ricerca venne stabilito eseguendo delle scansioni del cervello stesso e dimostrando che gli effetti della meditazione possono alterarne la struttura fisica.


Contro ogni precedente teoria scientifica, quello che venne scoperto fu che in alcune aree della materia grigia lo sviluppo si dimostrava più pronunciato in persone anziane che meditavano, rispetto allo standard dei più giovani. Questo si dimostra ulteriormente più importante se si considera che le aree considerate (in soggetti non meditatori) erano sempre state ritenute zone che con l’avanzare dell’età tendono ad assottigliarsi.

La dr.ssa Sara Lazar, che ha condotto lo studio alla Harvard Medical School, ha ribadito che i dati raccolti suggeriscono che la pratica della meditazione può attivare la plasticità corticale negli adulti, in altre aree importanti per l’elaborazione cognitiva emozionale e relativa al benessere: «Queste scoperte» – dice -«sono compatibili con altri studi che dimostrano un aumento di volume nell’area della musica del cervello dei musicisti e nell’area visuale e motoria del cervello dei giocolieri. In altre parole, la struttura di un cervello adulto, può cambiare in risposta ad una pratica ripetuta».

Comunque, la dr.ssa Lazar nei suoi studi riscontrò che, maggiore fosse la durata di tempo, come nei praticanti la meditazione da anni, gli effetti di neuro plasticità presentati a livello del cervello fossero più significativi. Gli studi effettuati dimostrano certamente come le pratiche meditative possono avere un effetto positivo sulla memoria e su molti altri fattori relativi all’invecchiamento e, per quanto in realtà questi studi siano in una fase appena iniziale, i risultati riscontrati certamente sono incoraggianti.


Sebbene sia ovvio considerare che anche i monaci Tibetani, o i praticanti dello yoga, invecchiano e muoiono come tutti gli altri esseri umani, è anche vero che, statisticamente, queste persone dimostrano un maggior godimento della loro vita, un maggior grado di felicità interiore ed una maggiore capacità mnemonica rispetto a quanto ci si aspetterebbe dalla loro età anagrafica.

Per quanto riguarda gli effetti antinvecchiamento, generalmente queste persone manifestano un’età biologica nettamente inferiore relativa all’età anagrafica, per quanto non sia ancora chiaro quali possano essere i limiti raggiungibili grazie a questo effetto positivo. L’American Accademy of Antiaging Medicine, dal canto suo, asserisce che il 90% delle malattie di tutta la popolazione adulta, deriva da processi degenerativi collegabili all’età. Nei suoi studi in America all’Accademy of Antiaging Medicine, ha dimostrato che la meditazione e tecniche simili, sono un potente strumento antinvecchiamento che letteralmente può diminuire ed in maniera considerevole, l’età biologica dei meditatori, per non parlare degli effetti positivi riguardanti la vita psicologica ed emozionale.

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